Luoghi e paesaggi
Valganna - Boarezzo


I PAESI DIPINTI
La provincia di Varese è caratterizzata da ampie e belle valli che creano punti panoramici da cui si può ammirare un territorio circondato da monti e costellato da laghi e percorsi d'acqua.
Molti di questi luoghi, affascinanti da un punto di vista paesaggistico e naturalistico, si sono arricchiti negli ultimi 50 anni di un patrimonio architettonico-artistico che vede nella tipologia dei "paesi dipinti" una punta di eccellenza.
Il comune di Marchirolo e frazioni quali Arcumeggia, Boarezzo, Olona, Peveranza, Runo e San Fermo sono oggi noti per l'armoniosa integrazione tra l'ambiente circostante e i dipinti murali nonché gli affreschi, che per soggetti figurativi rappresentati si ricollegano alle origini del posto, agli usi, ai costumi, alle attività lavorative degli abitanti e alle credenze popolari, in un'unica tavolozza di brillanti colori, godibile in ogni stagione.

Il borgo di Boarezzo, situato in Valganna, è posto su un fianco del monte Piambello (1129 m s.l.m.); è costituito da poche case in sasso, strade strette e viottoli acciottolati ed è circondato da boschi di faggi e castagni, che caratterizzano un paesaggio tipicamente montano. Leggende e storie tramandate oralmente fanno risalire le origini del paese intorno al XII secolo e narrano la presenza della famiglia Chini, proveniente da Arezzo, insediatasi per prima a Boarezzo, presumibilmente per rifornirsi di legname atto alla produzione del carbone di legna, di cui questa zona era ricca. Il carbone prodotto era in seguito trasportato a Milano per mezzo di buoi. La credenza popolare ha ricondotto l'origine del nome del borgo a tale attività e l'espressione corrente "I buoi di quelli di Arezzo" si sarebbe trasformata nel tempo in Boarezzo. Negli anni il paese si ampliò e la popolazione presente si dedicò, oltre alla produzione e vendita del carbone, all'allevamento di bestiame e al lavoro in una miniera di galena (piombo e argento). 

Tra '800 e '900 Boarezzo divenne meta di turismo e villeggiatura delle famiglie facoltose di Como, Milano e Varese che qui potevano godere di una splendida vista sulle Alpi Lombarde e pernottare presso l'Albergo Piambello, che ospitò migliaia di visitatori nelle sue sale spiccatamente liberty, ma che in seguito alla sua chiusura - avvenuta negli anni '70 - fu abbandonato. Da questo momento il paese fu soggetto, come tutti i paesi montani, ad un progressivo spopolamento, fino a quando il pittore Mario Alioli pensò di rivitalizzare il luogo recuperando la sua vocazione di meta turistica attraverso la trasformazione di Boarezzo in "villaggio dipinto" dedicato a Giuseppe Grandi (Ganna 1843 - 1894) e ad Odoardo Tabacchi (Ganna 1836 - Milano 1905), due tra le figure più prestigiose dell'intero panorama scultoreo italiano dell'800, nati in Valganna. L'ambizioso progetto vide nel suo nascere 16 artisti invitati a creare pannelli dipinti e affrescati che furono collocati sui muri delle case tramandando, in una sorta di "racconto a percorso", le tradizioni e gli antichi mestieri della vita rurale del luogo. Una "poesia" in dialetto bosino, composta da Paolo Rattazzi, accoglie il visitatore insieme ad una veduta pittorica rappresentante uno scorcio del paese e in primo piano una gerla rovesciata e un rastrello, atti a simboleggiare la fine della civiltà contadina. 
A questa prima opera seguono le rappresentazioni del "Contadino" di Albino Ambrosetti, del "Boscaiolo" di Mario Alioli, e dei "Cestai" di Mario Bogani, uno degli affreschi più delicati e caratteristici del paese. Nel cuore dell'abitato sorge la piccola chiesa dedicata a San Giovanni Battista, le cui mura esterne accolgono la "Crocifissione" di Vittorio Tavernari e la "Festa patronale" di Carlo Farioli. Tra le altre attività lavorative e artigianali rappresentate sono da annoverare "Ul bagatt" (il calzolaio) di Silvio Monti, lo "Scalpellino" di Luigi Bennati e il "Falegname" di Otto Monestier, nome noto dell'editoria, in quanto ultimo illustratore delle pagine della "Domenica del Corriere". Il suo dipinto, caratterizzato da riferimenti marcatamente religiosi da rintracciarsi nella fisionomia dell'artigiano che si avvicina all'iconografia di San Giuseppe e nell'indice rivolto verso il cielo dell'angelica figura femminile, si ispira chiaramente a modelli michelangioleschi. Sull'antico lavatoio, ancora attivo, Albino Reggiori, ha interpretato "La bottega del ceramista", omaggio alla rinomata produzione ceramica di Ghirla, che ha coinvolto, per molti anni, numerosi abitanti di Boarezzo. Nel corso degli anni il borgo si è arricchito di altri dipinti, che creano il percorso "C'era una volta il bosco", e che raffigurano la flora e la fauna della zona, con una finalità a carattere didattico, rivolta in particolar modo ai bambini, ai quali sono stati dedicati anche corsi di pittura tenuti dal pittore Mario Alioli. 
L’Associazione “Amici di Boarezzo", dal 1988 salvaguarda e amplia il ricco patrimonio artistico e ambientale del luogo.


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