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Luca Gardini è il Miglior Sommelier del Mondo 2010


Ventinove anni, romagnolo di nascita e milanese d’adozione, Luca Gardini è il Miglior Sommelier del Mondo 2010. “Massimo riconoscimento” per chi fa questo mestiere, è stato incoronato una decina di giorni fa a Santo Domingo “in un Paese in cui non si produce vino. E questo è stato divertente”, dice sorridendo Luca Gardini a IGN, testata online del Gruppo Adnkronos. “E’ stata una sensazione unica, rara, emozionante – afferma riferendosi al momento in cui si è aggiudicato il prestigioso titolo - Ma la cosa che mi ha reso più felice è stato sentir suonare il nostro Inno, perché io sono andato lì non solo per me ma anche per dimostrare che l’enologia italiana non ha nulla da invidiare a nessuno”.

Campione europeo 2009, ancora in carica, il 29enne di Milano Marittima è figlio d’arte (suo padre fa lo stesso mestiere) e non ha mai avuto dubbi. E infatti il suo primo corso da sommelier lo ha fatto a 14 anni. “Dai 7 ai 16 anni mi sono dedicato prevalentemente al violino – sottolinea Gardini - mi piace molto la musica. Ma il vino scorre nelle mie vene, è la mia vita quindi ho sempre saputo che questo sarebbe stato il mio lavoro. Poi se sotto forma di sommelier o meno, era un’altra storia”.

E’ senza dubbio un privilegiato Luca Gardini che di una grande passione è riuscito a fare un mestiere. Consapevole delle sue capacità, a Santo Domingo è riuscito a riconoscere ‘alla cieca’ vini provenienti da tutto il mondo, dai californiani ai cileni agli argentini. Partito con i pronostici a favore essendo campione d’Europa e avendo dimostrato già molto, Luca Gardini sapeva comunque che si trattava di una sfida complessa: “Speravo di vincere ovviamente – racconta a IGN - Sono andato lì molto preparato ma anche rilassato. Poi prova dopo prova, quando sono arrivato in finale mi sono detto: ora devo dare il massimo perché posso vincere. Ho dato il massimo e ho vinto”.

Già papà di una bimba di tre anni, va volentieri a bere un bicchiere di vino con gli amici “perché bere mi regala sempre diverse e grandi emozioni”. “E non bisogna pensare che il campione del mondo beva solo grandi bottiglie nel senso di costose – sottolinea – tra l’altro ciò che rende una bottiglia una grande bottiglia è la qualità non il prezzo”. Ciò che conta insomma è quello che ci sta dentro.

“Io passo ore nella mia cantina a sistemare i vini, che sono un po’ come dei figli: se non lo faccio mi sento male – sottolinea Luca Gardini a IGN - Il vino è una passione e ne ho fatto un lavoro perché credo nell’enologia italiana. Ho fatto pochi e brevi stage all’estero perché ciò che mi interessa è valorizzare il made in Italy. Se io posso far qualcosa per l’enologia italiana, sono contento. E la mia vittoria d’altra parte è il frutto di un Paese che mi ha dato tanto a livello enologico, di emozioni, stimoli”.

Le doti che devono appartenere a un grande sommelier – non ha dubbi Luca Gardini che, dopo aver cominciato a Firenze all’Enoteca Antinori, adesso lavora nel ristorante milanese di Carlo Cracco – sono “oltre all’umiltà e all’essere comunicativo, basilari, anche la sensibilità, a livello di gusto ma anche di grandi emozioni”. Non ha problemi a svelare le sue preferenze: “Se devo scegliere preferisco il Nebbiolo e il Sangiovese – afferma a IGN, testata online del Gruppo Adnkronos – ma anche certi Brunello e Barolo mi hanno regalato grandi emozioni. Ma non bisogna neanche dimenticare il Verdicchio, il Carricante dell’Etna”.

Per un sommelier è importante anche conoscere i segreti della cucina, per questo Luca Gardini ha fatto un corso: “Il vino deve valorizzare un piatto ed esserne complementare: ciò che manca a quella preparazione, tu lo devi trovare nel vino e viceversa”.

Convinto che sia necessario riscoprire i vini rosati, anche biologici e biodinamici “ottimi purché siano davvero prodotti seguendo i criteri di quel tipo di produzione”, il neo re dei sommelier dice che del “vino tutto è stato scritto e nulla è stato scritto perché una delle sue ‘qualità’ è che cambia e si evolve”. Ma, afferma a IGN, non c’è dubbio che “il miglior modo per conservarlo in casa è tenerlo in orizzontale in modo che il tappo sia sempre a contatto con il vino, in un ambiente più buio possibile e più fresco possibile. Nel caso di vini bianchi la cosa migliore è tenere le bottiglie in frigorifero in modo da mantenere una evoluzione più costante”.

Per scegliere un vino buono, infine, Luca Gardini consiglia “innanzitutto di stabilire un range. E darsi un range più basso non vuol dire per forza bere un vino meno buono. Un grande punto a favore dell’Italia rispetto ai francesi è che riesce a produrre ottimi vini a medio e basso costo. Oltre il prezzo dobbiamo capire poi che cosa abbiamo voglia di bere, se un vino più o meno morbido, fresco o fruttato”.

Quando si va a cena da qualcuno non sempre si conosce il menu. E’ possibile acquistare un vino senza sbagliare? “Le bollicine sono il numero uno, accontentano tutto e tutti – afferma a IGN, testata online del Gruppo Adnkronos – Non si può abbinare ad esempio un rosso importante a un pesce crudo. Lo puoi abbinare invece a una carne strutturata con la quale puoi servire anche una bollicina magari un po’ evoluta, morbida”.

Ma ci tiene a sfatare il mito che al pesce non si può in assoluto abbinare il vino rosso: “Come la carne, anche il pesce può essere più o meno grasso e c’è preparazione e preparazione. E’ possibile abbinare a piatti di pesce certi vini rossi di medio corpo, non troppo strutturati, con una buona vena acida. Un consiglio che posso dare è di servirli un po’ più freschi, non freddi, sui 14 gradi. Il Grignolino ad esempio con il pesce sta molto bene”.


Tratto da www.adnkronos.com


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